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Mondi Alternativi

Il "mercato" del cristianesimo. Come non l'avete mai pensato

contributo inviato da antonella zatti il 20 luglio 2009

L'applicazione degli strumenti di cui si serve la teoria economica nell'indagine conoscitiva sullo sviluppo storico-sociale del Cristianesimo rappresenta l'assoluta novità del lavoro di Robert B. Ekelund jr, Robert F. Hébert e Robert D. Tollison, Il mercato del Cristianesimo, tradotto - a due anni di distanza dalla sua edizione originale - in italiano da Marco Cupellaro per l'Egea (Università Bocconi Editore).

Nello studio dei tre economisti, infatti, per la prima volta, la "teoria economica" viene messa al servizio dell'evoluzione del Cristianesimo, avvenuta non solo "approfondendo la dottrina, ma anche in funzione della domanda di fedeli/consumatori, della società nel suo insieme, della cultura del tempo". Il momento fondamentale di questo processo è ovviamente il giorno in cui comparvero sul portale della Chiesa di Wittenberg le 95 tesi luterane. Esse sancirono, di fatto, la fine del "monopolio" cattolico originando - all'interno del mondo cristiano - il movimento protestante innestando le basi per la nascita di una nuova forma di "concorrenzialità". Conferma la fondatezza di tale impostazione la risposta del cattolicesimo: la "contro-riforma" altro non fu, in tal senso, che "la continuazione del processo competitivo, fino a includere una definizione di prodotto nella forma di innovazione dottrinaria e organizzativa". Si può dunque affermare che "grazie all'abbassamento del prezzo pieno di offerta dei servizi e all'aumento dei benefici per i credenti dovuto alla riduzione dei costi di transazione, il protestantesimo di Lutero, prima e di Calvino, poi, fu in grado di abbattere quelle barriere all'entrata che erano state erette dalla chiesa cattolica nei secoli precedenti".

Stefano Zamagni, nella bella prefazione al volume ricorda le origini di quella disciplina che va sotto il nome di "economia della religione" - a cui si potrebbe ricondurre il volume dei tre economisti - le cui radici affondano, secondo alcuni, nelle teorie di Adam Smith e che tutti fanno comunque ricondurre al Nobel per l'economia (1992) Gary Becker. Ma, soprattutto, Zamagni fornisce degli utili elementi introduttivi che aiutano ad inquadrare metodologicamente e scientificamente il percorso attuato degli autori del volume. Essi partono infatti dall'assunto che "le preferenze religiose degli individui sono esogene e in quanto tali vanno prese come dato di osservazione". Da questo punto di partenza sviluppano la propria impostazione cercando di "indagare le conseguenze sul benessere, individuale e collettivo, che discendono dal fatto che gli individui che compongono una data società hanno certi profili di preferenze religiose piuttosto che altri". In altre parole, secondo i tre economisti, "le determinanti economiche possono - in certe circostanze - influenzare le scelte tra forme religiose alternative".

Su questa base Ekelund, Hébert e Tollison avviano una riflessione davvero interessante sulle teorie weberiane e sul rapporto da esse rivelato tra l'etica protestante e lo spirito del capitalismo tanto da avviare una sorta di rivisitazione del pensiero di Max Weber. Egli, infatti, secondo i tre autori, in primis considerava il protestantesimo e la sua etica come un fenomeno unico ed omogeneo mentre, in realtà, esso risulta essere "un insieme diviso e frammentato di confessioni, ciascuna con il suo codice di credenze, dottrine e prassi". In secondo luogo, Weber nella sua esposizione tenne conto esclusivamente della "domanda" facendo considerare l'effetto del protestantesimo unicamente come quello di "incidere sulle preferenze degli individui". I tre Autori, invece, considerano oggi "indispensabile" - come rileva lo stesso Zamagni - la considerazione "dei fattori di offerta, e ciò nel senso che la Riforma avrebbe allentato, e non di poco i vincoli del problema economico della scelta [...] riducendo i costi della partecipazione religiosa, inseguito all'abolizione dei pellegrinaggi, alla riduzione dei tempi della preghiera, alla forte diminuzione del clero, alla rinuncia alla costruzione di costose cattedrali, e così via".

In altre parole, il protestantesimo si impose anche perché più in linea con i tempi, più dinamico, più incline a favorire uno sviluppo economico reso possibile, per l'appunto, "dall'ingresso sul mercato di nuove confessioni che offrivano ai consumatori servizi religiosi a costi inferiori a quelli applicati dalla chiesa cattolica": una analisi davvero originale e suggestiva quella spiegata nelle pagine de Il mercato del cristianesimo che pur nella sua inoppugnabile scientificità metodologica (numerosi i grafici e le spiegazioni rigorosamente "economiche") risulta una lettura accessibile ai più, soprattutto a coloro i quali desiderino leggere la nascita e lo sviluppo del protestantesimo in un'ottica decisamente nuova e di assoluto fascino. Non solo economico.

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2 febbraio 2009
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