.

Mondi Alternativi

Malaparte cronista di guerra e la Francia

contributo inviato da antonella zatti il 6 maggio 2009


Proniamo ai lettori del Khayyam's Blog una recensione del volume curato da Martina Grassi che raccoglie gli atti di un convegno tenutosi a Prato in occasione del cinquantesimo anniversario della morte dello scrittore "arcitoscano" Curzio Malaparte, pubblicata nell'ultimo numero di In Limine. Quaderni di letterature viaggi teatri, una bella iniziativa editoriale di cui diremo meglio nei prossimi giorni. [Roberto Bonuglia]

Curzio Malaparte reporter di guerra è tra gli argomenti del denso volume di raccolta di Atti di Convegno (Prato, novembre 2007) a cura di Martina Grassi, pubblicati nel 2008 dalla Olschki, ‘La Bourse des ideés du monde’ Malaparte e la Francia.

Nei saggi di apertura, Fernandez e Barilli riflettono su problematiche molto simili a quelle affrontate da Marco Baliani nel suo spettacolo, stigmatizzando come il carattere precipuo del racconto di Malaparte, nel dittico Kaputt, La pelle sia l’iperbole, a partire da un interrogativo bruciante, posto in modo completamente diverso sia dalla tradizione più recente e smaliziata di racconti di guerra, da Tolstoj a Celine, sia da una serie di scrittori a lui contemporanei, interpreti delle stesse condizioni storiche. «Come spiegare che un uomo arrivi a perdere la sua natura di uomo per l’atrocità di crimini perpretati, atrocità non più imputabile ad un unico individuo, alla follia di un singolo, ma atrocità di Stato, atrocità metodica, operazione ragionata di genocidio? Kaputt è il primo romanzo che si sia misurato con questo enorme problema».

Il noto saggista, italianista e scrittore francese Dominique Fernandez, passa in rassegna il ruolo di Malaparte corrispondente di guerra italiano, ufficiale delle forze dell’Asse, testimone diretto delle operazioni militari sul fronte orientale, narratore di incontri raccapriccianti ed esemplari, come quello con Himmler in Polonia (in un celeberrimo brano ce lo descrive nudo e malaticcio poco tempo dopo in una sauna finlandese, confrontandolo con la terribile immagine ufficiale che risarciva diabolicamente quell’essere ridicolo e gocciolante), reporter dell’assedio di Leningrado e poi della liberazione dell’Italia, per porsi ancora un’altra domanda cruciale: dobbiamo credergli? Lui stesso ha dovuto superare vari pregiudizi, quelli di allora, dell’immediato dopoguerra, di chi nella Francia dove erano conosciuti soltanto due scrittori controversi italiani, ovvero Guareschi e proprio Malaparte, cominciava invece a leggere Moravia, Pavese, Vittorini e detestava lo scrittore di Prato che gli appariva una «specie di istrione che aveva approfittato delle convulsioni della storia per spacciare ai sopravvissuti una merce adulterata».

Proprio nel segno della letterarietà, Fernandez capirà più avanti il valore dell’iperbole: «Molti dettagli che riporta sono stati inventati, certo, ma a torto lo si biasimava per gli effetti stilistici: non si capiva che l’iperbole era in alcuni casi uno dei mezzi, forse il solo, per descrivere l’indescrivibile». Per concludere con un ragionamento generale sul rapporto tra realtà (tragica) e letteratura. «Tutta la questione del romanzo storico si riassume qui: raggiunto un certo grado d’orrore, l’immaginazione non deve lasciare il posto alla testimonianza? Malaparte, lui ha accettato la sfida: e ciò che gli si rimprovera come una colpevole deviazione da ciò che è stato, come delle provocanti infrazioni alla verità, mi pare essere una via altrettanto valida per lo scrittore».

Non lontano da certe idee sviluppate artisticamente da Baliani sull’epopea tragica dei vinti dopo la fine della guerra, il lucido resoconto di Marino Biondi per cui, nella pagine di Malaparte si disegna una Europa come «distesa di carne maleodorante, quella che non è stata ingoiata e annientata nei crematori, ma che continua a figliare orrendamente». Indicando la progressione di Malaparte dalle prime esperienze della Grande Guerra, Biondi approda anch’egli al dittico terribile, «due opere di grande impegno e di grande, per quanto controverso e discusso valore, e quindi non le diremo indiscutibili ma sicuramente issate ai piani alti della nostra letteratura». La pelle è il romanzo della vigliaccheria del vivere, della sudiceria per la sopravvivenza, di un desiderio scandaloso di vita, la vita come pelle da salvare, in «una lotta insieme patetica e infame». La grande ora dei vinti, la processione dei martiri, coinvolta, successivamente, in un’altra, sia pur contraddittoria idea malapartiana, in una straziata e originale essenza di pietà, nel Cristo proibito, del 1951: «non sulla punizione dei colpevoli bisogna impegnare le proprie forze, ma unendosi al sacrificio degli innocenti».

Il volume è denso di notizie, spunti critici, dialoghi, la riproduzione, in appendice al saggio di Livi, degli articoli del giovanissimo Malaparte sul giornale di trincea “Sempre Avanti”, dal 13 ottobre del 1913 al 23 febbraio 1919 e indaga a fondo il rapporto, ancora una volta controverso, di amore e odio, reciproca repulsione, con la cultura francese, e gli stessi “esistenzialisti” che, con un numero monografico di «Prospettive» era stato il primo, con Moravia, a far conoscere in Italia. Nel secondo soggiorno parigino, gli intellettuali e gli scrittori francesi, da Camus, a Sartre, a Mauriac lo disprezzano, disdegnandolo come fantoccio del dispotismo. Il riscatto gli proverrà, inaspettato, dal grande successo della Pelle, superiore anche a quello di Tecnica del colpo di stato, diffuso proprio in Francia anni prima. Se l’Italia (o almeno una cospicua parte) lo acclamerà come eroe, scrive Bruno Tessarech «Parigi può ben attendere il prossimo viaggio... Impossibile negare: il soffio del non-essere è passato su di lui. Quest’ultimo viaggio non inizierà mai. Che importa? Ovunque si trovi su questa Terra, Malaparte è condannato all’esilio. Perché non ha un suo posto da nessuna parte - tranne che nel cuore dei suoi libri».

[F. Pierangeli, Lampi caravaggeschi sulla nuda Pelle. Marco Baliani racconta Malaparte e l'idiozia tragica della guerra, in R. Mosena e F. Pierangeli (a cura di), In Limine. Quaderni di letterature viaggi teatri, n. 4 del 2009, Roma, Nuova Cultura, 2009, pp. 143-144.]

commenti:

inserisci un commento


Registrati ora al Cannocchiale per inviare un commento,oppure registrati direttamente al gruppo per partecipare attivamente con i tuoi articoli e post.
Se sei già registrato, effettua prima il login al cannocchiale o al gruppo.

informazioni sull'autore
ISCRITTO DAl
2 febbraio 2009
attivita' nel GRUPPO





Mondi Alternativi

Utopia è una nuova politica e una nuova economia. Utopia è il mondo nuovo che vogliamo. Mondi Alternativi è un canale a disposizione di chi vuol far camminare l'Utopia nel mondo reale.

Si discute di (Tags)



Creato da meltemi
Membri attivi 18

Clicca per visualizzare la geomappa dinamica dei membri

Ultimi iscritti

tutti i membri




Puoi iscriverti liberamente e partecipare alle attività del gruppo Mondi Alternativi.

CON BLOG
Se hai un blog - su qualunque piattaforma - i tuoi post verranno aggregati automaticamente. Dopo l'iscrizione, segui le istruzioni per aggregare blog.
Se non hai un blog puoi aprirlo ora sul Cannocchiale.

SENZA BLOG
Se non hai un blog puoi iscriverti comunque e partecipare ai Gruppoe alle altre attività di prossima attivazione.
Iscriviti ora!

Se sei già iscritto e non vedi i tuoi contenuti aggregati, leggi la pagina di aiuto.